SE NON E' ECCELLENTE, NON CHIAMATELO PRIMITIVO DI MANDURIA»

Primitivo di Manduria: Il racconto di Gabriele Garofano, della cantina “Antico Palmento” a Manduria, un’azienda a conduzione familiare che produce vini italiani rossi pregiati con metodi tradizionali, ma con un fiuto innato per l’innovazione.

 

raccolta primitivo di manduria   cantina antico palmento

Foto in alto a sx: Gabriele Garofano (a destra nella foto) con  il padre Bruno e la sorella Mariangela      
Foto in alto a dxIl Palmento è il luogo in cui tradizionalmente avveniva la pigiatura dell'uva un passaggio fondamentale per la produzione del vino
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Gabriele Garofano, sulle orme di suo padre grande esperto di vini, produce con la sua famiglia rossi Doc di qualità con metodi tradizionali e solo da vitigni autoctoni. Che valore ha una politica aziendale di questo tipo, in tempi di globalizzazione sempre più spinta?

«E’ una scelta aziendale ben precisa che portiamo avanti con fermezza, la stessa fermezza e dedizione che spinge da una vita nostro padre nel suo modo di fare vino, e questo è il nostro modo di fare vino: passione e tradizione. La tradizione impari a custodirla, a proteggerla quasi, dalle contaminazioni di un mondo ormai troppo veloce che sta perdendo l’unicità dei prodotti della terra, i tempi naturali, l’attesa. La passione è lo strumento necessario. Noi piccoli produttori siamo l’ultimo avamposto contro un concetto ormai diffuso di alimentazione globale, che si estende ad ogni tipo di coltura e prodotto, anche al vino. Quindi il valore di questa politica aziendale vuole essere grande e lo è di fatto, direttamente proporzionale all’impegno, alla passione e alla dedizione di cui parlavo prima.

Chi è l’acquirente-tipo dei suoi prodotti e, secondo lei, con quali motivazioni?

«L’acquirente tipo dei nostri prodotti ci assomiglia molto, ovviamente. Con noi condivide gli stessi principi e si aspetta di ritrovarli in ogni bottiglia acquistata.  

Qual è il mercato di riferimento oggi e quali prospettive ha una produzione “di nicchia”?

«Sicuramente il nostro mercato di riferimento ad oggi è quello regionale e nazionale, con qualche piccola incursione nei paesi dell’Unione europea, tutto rapportato e proporzionale al numero di bottiglie che produciamo, che non supera le 8000 unità. Nel nostro futuro c’è la volontà di crescere, una crescita mirata e progressiva che si muove dentro limiti ben tracciati. Siamo una realtà familiare e tale rimarremo. Quindi la “nicchia” della quale mi chiede, ha le stesse dimensioni del nostro palmento, dei nostri vigneti e della nostra famiglia.

 

PRIMITIVO DI MANDURIA

a sinistra Primitivo di Manduria Acini Spargoli DOC riserva 2012
a destra Primitivo di Manduria dolce naturale La Dolce Vite 

 

Ma la concorrenza della produzione di massa (interna e, soprattutto, estera) non rischia di far abbassare la qualità? Nella prospettiva, meritata, di un successo tale da richiedere un aumento notevole della produzione, come riuscirebbe a mantenere gli attuali standard di qualità?

«Credo che non ci sia concorrenza, per il semplice fatto che operiamo su livelli differenti o, magari c’è ma, davvero, noi non la avvertiamo. Sono dinamiche di mercato a noi lontane per volontà, per scelta.  La qualità, secondo il mio parere è l’elemento di partenza, il requisito base. C’è poi un modo, una qualità nel fare vini di qualità ed ogni piccolo produttore ha il suo. La produzione di massa è una realtà con la quale coesistiamo, ma corriamo su binari paralleli, senza toccarsi. È La stessa differenza che c’è tra un rapido ad alta velocità ed una vecchia locomotiva a vapore: scegli di prendere l’ultima per l’emozione del viaggio. La meta diventa una cosa secondaria.

Ci racconti com’è nata la sua passione per il vino.

«E’ nata con me, forse anche prima. Sono figlio di un enologo e non poteva essere diversamente. Può sembrare banale ma non lo è affatto. E’ diventato un mio elemento naturale. Come chi nasce sul mare, il richiamo lo senti, passano gli anni e diventa sempre più forte. E poi sono un buon consumatore, non rinuncio ad un buon bicchiere, quindi quella che era passione si è trasformato in un vero e proprio modo di vivere, in maniera del tutto naturale. C’è passione, senso di appartenenza e molto orgoglio per quello che ha fatto e continua a fare mio padre e la nostra famiglia.

Tradizione e innovazione: come le coniuga nell’organizzazione della sua azienda?

«Diventa semplice perché sono elementi portanti, l’uno non esclude l’altro e non prescinde dall’altro. Mia sorella Mariangela, oltre ad essere l’amministratrice dell’azienda è la prima sostenitrice di un approccio innovativo, riferito alla tecnica. È una biologa, specializzata e appassionata dei processi fermentativi. Mio padre invece è la tradizione, l’esperienza. Loro due insieme sono l’esempio pratico di quello che mi ha appena chiesto. Una gran bella sinergia. Tradizione e innovazione anche in campo, di quello mi occupo io. In vigna opero nel massimo rispetto della natura, delle piante. Sento la responsabilità di un ruolo delicato, tutto parte da lì e, in fondo, io sono soltanto un custode. C’è un patrimonio importante ed unico, da lasciare alle generazioni future.

 

antico palmento

- Il vino primitivo Doc "Acini Spargoli" -

 

Semplice bevanda, oppure un potente veicolo di marketing territoriale o, ancora, uno strumento per fare dibattito, cultura. Ognuno ha una propria idea del vino. La sua, qual è?

«Il vino racchiude un’enorme quantità di volti. Credo che sia l’espressione più rappresentativa della soggettività, non c’è altro alimento o bevanda che sappia raccontare tante storie, che sappia dare voce ai sentimenti dell’animo umano. Ognuno di noi di fronte ad un bicchiere di vino si scopre realmente per quello che è, ritrova se stesso riflesso in quel bicchiere. Questo vale per chi lo consuma ma anche per chi lo produce. Quel vino racconterà di me che le sto parlando ora, di passioni di personalità. Alla fine se siamo qui, ora, è proprio grazie al vino. C’è convivialità, c’è amicizia, umanità. Per questo motivo abbiamo pensato di destinare un’area del palmento alle degustazioni serali, il fine settimana. Pochi posti a sedere, su prenotazione, quattro tavoli conviviali. Ci entrano come ospiti e ne escono amici; un social network nel centro di Manduria».

Tre caratteristiche che deve avere un vino pregiato.

«Deve parlare del vitigno dal quale è prodotto, del territorio e di chi lo produce. Tradizione, carattere e unicità».

Il commercio elettronico è un buon canale, secondo lei, per acquistare vino di qualità?

«Il commercio elettronico sicuramente è in crescita, è un ottimo canale se usato in modo adeguato. Ha le stesse qualità, valori e limiti di tutto il comparto economico che viaggia sulla rete, il potenziale, però, è altissimo. Lo ritengo un ottimo strumento di vendita»

Come riconoscere un prodotto valido da uno che lo è solo apparentemente?

«La risposta è semplice, l’apparenza viene svelata prima o poi. Il prodotto di valore, invece, è li che riempie con qualità, sostanza e fierezza la bottiglia».

In tre righe, mi racconta la sua giornata in cantina?

«Io in cantina ci vado in bicicletta, il nostro clima mi permette di farlo quasi tutto l’anno. Ovviamente c’è anche la campagna e mi creda il periodo della potatura è quanto di più bello abbia mai visto, parlo di tranquillità, suoni profumi e uno stato d’animo impagabile. L’esatto contrario della vendemmia che è profumata, frenetica e calda. In cantina con mio padre e Mariangela il lavoro si organizza di volta in volta, secondo le necessità. Alla fine il Palmento lo viviamo esattamente come una casa, abbiamo i nostri tempi, le nostre abitudini; è uno spazio che in ogni suo angolo racconta della mia famiglia».

E nel tempo libero, che fa?

«Buona cucina (quella di mia madre su tutte!!!)  la campagna, film, tanti. Anche libri, anche se non più come una volta, e poi gli amici (sparsi ovunque) sono la mia ricchezza, con l’accompagnamento magari di un amaro, una grappa, risate e buona musica su tutto».

Mi scusi, ma lei che vino beve? 

«Quello buono, ve l’ho detto sono un buon consumatore. Non il nostro, però! Per un semplice motivo…non basterebbe per voi!»

 vino primitivo di manduria dolce    vino primitivo di manduria secco