VINI ITALIANI DI QUALITA': ECCO LA PUGLIA "DA BERE"

Un tempo erano solo prodotti da taglio per i produttori del Nord, oggi sono apprezzati anche all’estero. Ecco le caratteristiche dei vini pugliesi più conosciuti (e più richiesti nelle vendite on line di vino)

 

Sempre più apprezzati, ricercati, raffinati. Confinati ad un ruolo marginale nel passato, oggi i vini pugliesi hanno un ruolo importante nella produzione di vini italiani di qualità. Il clima mite, il sole e le caratteristiche della terra costituiscono un mix di elementi unici per la coltivazione della vite, a cui si affianca la forte spinta di un marketing molto creativo che coinvolge storia, tradizioni e irresistibili bellezze naturali. In totale, sono 26 i vini Doc Pugliesi. Ecco i principali, sempre più richiesti anche nelle vendite on line:

 

VITIGNO NEGRAMARO

 

NEGROAMARO

Negro Amaro o Niuru Maru, Nicra Amaro o Nero Leccese. Questo Doc di Puglia ha molti nomi, origini incerte (forse furono i Greci a portarlo in Puglia) e un sapore unico. Tipico vino rosso salentino, è apprezzato in Italia e all’estero per il suo gusto inimitabile, che ben si adatta ad accompagnare i piatti della cucina tradizionale. Ma non solo. Negli ultimi anni ha segnato un andamento record di produzione, vendite e popolarità. Il Negroamaro (detto anche Negramaro, senza la o) viene prodotto nelle province pugliesi di Lecce, Brindisi e Taranto. Curiosità: negli anni passati questo vino rosso era utilizzato esclusivamente per tagliare altri vini, ma non in purezza. I grandi produttori di vino italiano, concentrati soprattutto al Nord, ne richiedevano in grandi quantità il mosto, molto zuccherino, per tagliare i mosti settentrionali ed aumentarne il tenore alcolico. Finché i produttori salentini hanno ben pensato di iniziare ad utilizzare le proprie uve per produrre vini in purezza.

Il vitigno Negroamaro viene utilizzato non solo per la produzione dell’omonimo vino, ma anche per produrre altri DOC pregiati (rossi e rosati) come, ad esempio, il Salice Salentino Rosso. Caratteristica di questo vitigno, infatti, è di dare al vino un retrogusto leggermente amarognolo e un sapore asciutto, ma allo stesso tempo anche fruttato, vellutato ed armonico. Tagliato con la Malvasia, in particolare, il Negroamaro viene impiegato per la produzione di eccellenti vini rosati.

Il Negroamaro è un vitigno con grappoli non troppo grandi e acini dall’intenso colore nero-violaceo e ricoperti da abbondante pruina. La loro polpa è dolce e succosa e, in genere, la maturazione è tardiva: la vendemmia, infatti, avviene fra alla seconda e la terza decade di settembre. Di solito, viene messo in commercio dopo un breve periodo di invecchiamento, compreso fra 6 e 12 mesi. Attualmente, i canali di vendita sono tantissimi, soprattutto per la vendita on line di vino.

Negroamaro ha titolo alcolometrico di circa 13 gradi, si serve in calici da vino rosso alla temperatura di 15-16 gradi ed è considerato un vino a tutto pasto. È speciale, però, in abbinamento ai piatti tipici della cucina tradizionale salentina: polpette al sugo, carne (soprattutto agnello) alla brace, spezzatino di cavallo al sugo, gnomerelli (involtini di frattaglie).

 

PRIMITIVO DI MANDURIA

 

PRIMITIVO DI MANDURIA

Corposo ed armonico, il Primitivo di Manduria rappresenta una delle eccellenze della produzione vitivinicola pugliese. Questo vino rosso DOC viene prodotto nelle provincie pugliesi di Taranto (nel territorio del capoluogo stesso e in molti comuni situati ad est di Taranto) e Brindisi (in particolare Oria, Erchie e Torre Santa Susanna). Gli storici del vino dicono che fosse originario delle coste ionico-salentine e si sia diffuso, successivamente, anche nelle zone murgesi di Bari e Taranto. Dal 1974 il vino Primitivo di Manduria ha la Denominazione di Origine Controllata) e, tuttavia, può essere prodotto anche al di fuori di quelle specificate dal disciplinare di produzione, ovvero nelle province di Lecce e Bari.

Forse non tutti sanno che esistono quattro diverse versioni del Primitivo di Manduria: il classico vino da pasto, il Dolce naturale, il Liquoroso dolce naturale e il Liquoroso secco. Le versioni liquorose di questo prodotto sono ottenute aggiungendo al vino acquavite o alcool di origine vitivinicola, che conferiscono corpo e sostanza al vino nonché un accresciuto tenore alcolico.

Il vitigno utilizzato per la produzione di questo vino è al 100% l’omonimo Primitivo. Tale nome deriva dal fatto che le uve di questo vitigno hanno una maturazione molto precoce rispetto alle altre varietà; si tratta di uve dal colore blu scuro, ricoperte da un abbondante strato di pruina. Una particolarità del tutto interessante è il fatto che, a distanza di soli venti giorni dalla vendemmia, questi vitigni sono in grado di dare una seconda – seppur scarsa – produzione di uve. I frutti di questa “seconda vendemmia” venivano soprattutto nel passato utilizzati per correggere e migliorare l’acidità totale dei mosti ottenuti dalla prima vendemmia.

Una curiosità: il vitigno Primitivo non è esclusiva del territorio italiano, ma viene coltivato con successo anche all’estero: in California, ad esempio, questo è conosciuto con il nome Zinfandel. Nel nostro Paese, il Primitivo risulta fra i dieci vitigni italiani più coltivati. La conservazione ottimale del Primitivo di Manduria è al buio, a temperature comprese fra 10 e 15 gradi. Il colore di questo vino è rosso rubino intenso che, col procedere dell’invecchiamento, tende ad assumere sfumature violacee ed arancioni. Il profumo è leggero ed aromatico, e richiama sentori speziati, di frutti di bosco e anche tabacco. La gradazione alcolica minima di questo vino è di 14°, mentre più elevate sono le gradazioni alcoliche del Dolce naturale (16°), del Liquoroso dolce naturale (17.5°) e del Liquoroso secco (18°). Da servire in bicchieri (tulipani o ballon) di forma panciuta, preferibilmente ad una temperatura tra i i 18 e i 22 gradi. Ottimo con carni grigliate, arrosti, stufati ma anche cacciagione, pastasciutte col ragù e salumi stagionati. Il Primitivo di Manduria ben si adatta anche ad essere servito con zuppe ricche e corpose e con i formaggi stagionati e saporiti, soprattutto quelli a base di latte caprino e pecorino, o il tipico cacioricotta.

Il Primitivo di Manduria nelle sue versioni Dolce naturale, Liquoroso dolce naturale e Liquoroso secco esalta in modo eccezionale le preparazioni tipiche del fine pasto, in occasione del quale viene servito in appositi calici per i vini dolci passiti. In questo caso, la temperatura di servizio ottimale è compresa fra 12 e 16°C e queste versioni più alcoliche e saporite del Primitivo di Manduria dovrebbero essere consumate entro un periodo massimo di 6-8 anni dalla vendemmia.

Parlando di accostamenti il Dolce naturale, ad esempio, viene consigliato come abbinamento a preparazioni consistenti ed a base di pasta non lievitata come, ad esempio, mostaccioli (tipici dolcetti pugliesi a base di mandorle), crostate con confetture fresche, fichi secchi ripieni di mandorle, amaretti, ma anche formaggi fritti serviti con spezie e miele locale. Il Primitivo di Manduria DOC nella sua tipologia Liquoroso dolce naturale è invece particolarmente adatto per accompagnare torte farcite e creme.

 

SALICE SALENTINO

 

SALICE SALENTINO

Ecco un altro Doc pugliese famoso ed apprezzato. Il Salice salentino (dal nome della località a metà strada tra Lecce e Brindisi) è un vino rosso con sfumature porpora, ottenuto principalmente da Negroamaro, unito a una piccola percentuale di Malvasia Nera. La zona di produzione è nelle province di Brindisi e Lecce e la vendemmia inizia i primi di settembre. La vinificazione moderna permette di ottenere un vino dal colore rosso violaceo vivo, dai profumi intensi di frutta nera e da un palato fresco caratterizzato dal finale amarognolo tipico della varietà. Dal profumo intenso, ha sentori di prugna e ciliegia e un retrogusto piacevolmente amarognolo. Un altro pezzo da novanta per pasti a base di primi saporiti, carni e formaggi, da servire a temperature tra i 16 e i 18 gradi. I vini a denominazione di origine controllata "Salice Salentino" rosso e rosato devono essere ottenuti dalla vinificazione delle uve provenienti dai vigneti composti dal vitigno Negroamaro per almeno il 90%. La Puglia migliore è quella da bere.